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La Boheme dal Teatro dell’Opera di Roma – Trasmissione radiofonica del 14 gennaio 2026

Tempo di lettura: 3 minuti

RadioTre sta promuovendo con assiduità le rappresentazioni dell’Opera di Roma sicuramente per  lustro a ciò che avviene nella Capitale nell’ambito della musica lirica. Forse un indirizzo della programmazione radiofonica (in ricordo e in ripresa di tempi passati) per illudere che il baricentro degli spettacoli lirici coincida con la sede della stanza dei bottoni politica; ai miei tempi, i grandi avvenimenti lirici sembravano trovare il confine meridionale nel Teatro Comunale di Firenze, salvo l’isola del Teatro San Carlo di Napoli. Ricordo, però, il Tancredi di Gioachino Rossini che aprì la stagione 1977-78 del teatro romano, con Marilyn Horne, Margherita Rinaldi, Renzo Casellato, Nicola Zaccaria, Bianca Maria Casoni e diretto da Gabriele Ferro; esso fece storia contribuendo in maniera consistente al Rinascimento Rossiniano; ascoltai in diretta la prima e ancora ricordo l’emozione durante e dopo il sublime canto della Horne in Di tanti palpiti.

Della Boheme ascoltata ieri sera per radio dico che, complessivamente, è stata pienamente sufficiente, salvo certi distinguo sulle prove vocali di ciascun cantante.

Il direttore Jader Bignamini è stato senz’altro la punta di diamante dell’esecuzione: esecuzione dinamica, alla Toscanini, capace di ben esprimere i vari climi dell’opera senza indulgere in sentimentalismi, questo fors’anche per evitare momenti di inciampo ai cantanti. Osservo, però, che eseguire il finale del Primo atto come Puccini lo ha concepito trova senso pieno se sia Rodolfo che Mimì terminano con un lunare pianissimo e non è come avvenuto ieri sera, dove uno quasi non si è sentito e l’altra si è sgolata nel Do sopra il rigo. Al di là di questa osservazione da poco, Bignamini è stato veramente eccellente.

Tutti i cantanti hanno piacevolmente ben caratterizzato i loro personaggi; anche dall’ascolto radiofonico si percepiva un gustoso gioco scenico.

I personaggi dell’opera sono stati espressi da voci giuste per timbro ma, almeno così è sembrato all’ascolto radiofonico, manifestando o problemi tecnici o consunzione dello strumento,

Desirée Rancatore ha incarnato una Musetta vivace ma con una voce dal timbro insenilito e sovente oscillante; anche la voce di Saimir Pirgu, nel complesso un discreto Rodolfo, pur conservando l’intera estensione nonché le competenze necessarie per sostenere il complesso ruolo, ha un corpo di voce ingolato nel registro centrale, non gradito al mio orecchio, che svanisce in zona acuta, e un timbro nonché, qui e là, oscillazioni da tenore in procinto di pensione; e il soprano Carolina López Moreno, voce ideale per Mimì e di bella qualità, ha il Tallone d’Achille nella difficoltà a modulare nel registro acuto; Nicola Alaimo, energico Marcello di buona voce capace anche di dolcezza, ogni tanto opacizza gli acuti.

William Thomas come Colline è stato discreto, pur con qualche opacità; Alessio Arduini si è distinto per vivacità, fraseggio e voce risonante, seppure schiarita rispetto ad altre occasioni. Non esaltanti né Matteo Peirone, Benoit e Alcindoro, né Giordano Massaro, Parpignol.

Pubblicato inMusicaOpera liricaPer Radio

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