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Serhii Nesteruk dirige l’Eroica di Beethoven

Domenica 8 febbraio, nell’ambito del ciclo mattutino Gioia Domenica con Beethoven, è stata eseguita l’Eroica, all’Auditorium Manzoni dall’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna diretta da Serhii Nesteruk per una sala colma di persone che amano il compositore di Bonn, oppure che sono lì proprio per imparare ad amarlo.

Ma i Grandissimi hanno anche dei nemici pure loro grandissimi, odiatori di livello.

Per esempio, Paul Hindemit scrisse senza ambiguità che «la porcheria comincia con Beethoven» e quella lingua maledetta di Stravinsky precluse ogni possibilità di replica sulle capacità del compositore di Bonn nel creare melodie, chiamando in causa, perché lo apprezzava, l’autore de La Sonnambula, Norma e I Puritani: «Bellini ha ricevuto la melodia senza nemmeno far fatica di chiederla, come se il Cielo gli avesse detto ‘Ti do proprio quello che manca a Beethoven’».

Ma l’insofferenza per Beethoven era, per il Russo, qualcosa di più profondo: «Detesto Beethoven e le ultime Sonate e i Quartetti più d’ogni altra cosa». A qualcuno la musica di Beethoven faceva l’effetto del raffreddore da fieno: «le ultime opere di Beethoven mi fanno starnutire» confessò il povero Luigi Cherubini, non potendo placare lo spiacevole sintomo con antistaminici e cortisone.

I compositori, sia contemporanei che postumi, non avevano alcuna reverenza museale nei confronti della musica del Tedesco. Nessun ascoltare medio di oggi potrebbe arrivare a esprimere simili opinioni; paiono invece ovvie le preferenze basate sul gusto individuale o su altri criteri. Uno di questi è quando qualcuno afferma che le sinfonie di Beethoven dispari siano più belle di quelle pari, quindi Terza, Quinta, Settima e Nona. Questo è stato rimarcato dall’ottimo Martino Ruggero Dondi presentando al pianoforte il concerto domenicale. La Prima, pur essendo dispari, conta meno, proprio come se fosse una sinfonia pari ed è, insieme alla Seconda, la cenerentola del ciclo beethoveniano.

E vediamo i giudizi dei compositori che mandano le sinfonie beniamine per il pubblico a gambe per aria.

Sulla Terza Sinfonia di Beethoven, l’Eroica, Carl Maria von Weber, compositore-direttore d’orchestra, lasciò un giudizio che inizia bene e finisce maluccio: «L’appassionata, quasi incredibile, potenza creativa che lo ispira si accompagna a una sistemazione caotica che solo le sue opere giovali mi affascinano». Louis Spohr, anch’egli compositore-direttore, sull’ultimo tempo della Quinta non ha ambiguità: «È una babele priva di senso…Un’orgia di frastuono e di volgarità».

Wagner giudicò che il Finale della Settima «non era più musica», una sorta di progressiva dissoluzione musicale in un qualcosa di indefinito, mentre rincarò con il primo tempo della Nona: «non ha veramente melodia e comincia con delle quinte, non dice nulla al musicista, agisce ben di più – in modo fantomatico – sui profani dotati di immaginazione», una sorta di azione subliminale sui cervelli più semplici.

E proprio su questa sinfonia il Cigno di Busseto trovò un punto di contatto con il Bidello del Walhalla, trovando che la Nona Sinfonia è scritta male in diversi punti e che «l’ultimo movimento è pessimo».

Sommando i severi giudizi di autorevoli compositori con i favori del pubblico si ottiene il risultato che, dopotutto, le Sinfonie di Beethoven complessivamente non sono un granché: nel 1881, John Ruskin scrisse in una lettera, quale semplice ascoltatore, che «Beethoven mi suona sempre come dei sacchi di chiodi che vengono rovesciati, a cui ogni tanto si aggiunge la caduta di un martello». Tant’è.

A me piacciono tutte le sinfonie beethoveniane, però la Pastorale è quella che ascolto meno volentieri, forse a causa di interpreti svenevolmente descrittivi. Ed è pari…

Come era facile prevedere, gli applausi finali hanno salutato l’Eroica con maggiore entusiasmo, calore, rispetto alla Prima e alla Seconda Sinfonia, confermando l’assioma delle sinfonie dispari. E questo entusiasmo è stato suscitato anche dal maestro Serhii Nesteruk. Forse nel primo movimento la direzione è apparsa solo più che corretta, ma dal secondo movimento in poi la musica ha preso il volo, con ispirati toni e begli slanci finali: complessivamente è stata una prova molto buona.

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