Il Gran Timoniere del concorso in menzione, l’immarcescibile, proteiforme, anzi, leonardesco Enrico Stinchelli e Roberta Vespa, curatrice e regista di Voci in Barcaccia la cui presenza radiofonica mi fa nascere l’istantaneo bisogno compulsivo di cambiare trasmissione, si sono sperticati in autoelogi sull’alta reputazione raggiunta dal concorso, sulla competenza e la serietà nel selezionare i concorrenti, sul loro livello altissimo, sulla grande riuscita della prima serata. Presumo che questa tiritera verrà replicata, da qui a giugno e oltre, fino allo sfinimento. Alla domanda di un ascoltatore su come avviene la selezione dei concorrenti, essendo ricaduto questo lavoro sull’uno e sull’altra, è stato risposto che gli idonei vengono selezionati utilizzando una griglia di valutazione. Tutto questo è ottimo per avere un giudizio equo, omogeneo, oggettivo. Però mi pare che questo criterio non venga impiegato dalla giuria durante la semifinale pubblica trasmessa per radio: ognuno dei quattro giurati (uno di essi è lo stesso Stinchelli), a turno, sproloquia a braccio, senza alcuna linea prestabilita, e comunque lontana da un giudizio ben organizzato, con i crismi dell’oggettività. Al termine di ogni sproloquio viene palesato il voto (da 6 a 10), cosicché è possibile che il voto precedente influenzi quello successivo; sarebbe assai meglio che i voti fossero consegnati in busta chiusa al notaio prima delle osservazioni che i giurati possono ovviamente manifestare. E mi sembrerebbe assai meglio, per garantire omogeneità di giudizio, poiché la fase semifinale del concorso si svolge in sei serate, che la giuria, a parte il Gran Timoniere, fosse sempre la stessa, eventualmente rinforzata solo per la serata finale.
E osservo negativamente che, in diverse occasioni, certe valutazioni, generalmente assai elevate, vengono motivate e assegnate non sulla base della prestazione effettivamente ascoltata poc’anzi ma sulla base di una fiducia che viene accordata al candidato sullo sviluppo futuro, ipotetico, della voce: d’altra parte, San Pietro non tiene conto dei peccati che si potrebbero commettere rimanendo eventualmente in vita.Valutare il possibile è una scommessa, e quindi assai lontana da ogni criterio di obiettività.
E mi sembrerebbe infine ragionevole, per rispetto verso chi non ha partecipato alla fase eliminatoria preliminare, cioè i concorrenti, la giuria, il pubblico in sala, e il pubblico lontano, che i cantanti si esibiscano in due arie, una delle quali viene scelta dalla giuria, poiché un solo brano può non mettere in evidenza le qualità o le eventuali criticità.
Sono d’accordo con il Gran Timoniere che le voci liriche di buona qualità esistono anche oggi. Io aggiungo che, spesso, le belle voci appartengono a persone che non sanno di possederle, a cui, magari, non piace cantare oppure non piace la musica lirica. Naturalmente le voci dei concorrenti della prima serata erano, secondo il Leonardesco, di grande qualità. Io le ho giudicate, invece, timbricamente piuttosto modeste, tutte assai chiare per ogni corda dichiarata, finanche il basso-baritono che pareva un tenore corto poco timbrato, e un mezzosoprano che aveva il colore di un soprano lirico-leggero, nemmeno troppo dotato negli acuti.
È risultato vincitore il basso-baritono a cui posso riconoscere solo una certa verve mentre, sul versante del suono, mi sembra necessario ancora tanto studio. Il tenore leggero era risultato ex aequo con il vincitore della serata; io forse lo avrei premiato con il primo posto, nonostante gli acuti opachi, indietro, per via del fraseggio e della spavalderia che un poco camuffava le carenze di suono. Il mezzosoprano mi è parso inadeguato come un violino al posto di una viola o un violoncello. Infine dei tre soprani leggeri solamente uno di essi aveva le carte a posto: gli altri due esibivano sfacciatamente sgradevoli acuti, aspri, gridati, non controllati, cosa che è un reale controsenso per un soprano leggero.

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