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Gioia e Beethoven. Il primo concerto sinfonico del 2026 all’Auditorium Manzoni

Che bella parola è gioia! Tanti sono i sinonimi – allegria, felicità, contentezza, gaiezza, giocondità, letizia, festosità – ma Gioia, scelta dal Teatro Comunale di Bologna per titolare una serie di otto concerti sinfonici, è senz’altro la parola capace maggiormente di imprimersi nella mente per brevità, appena cinque lettere, e di evocare il più bello stato d’animo; perfino l’amore, pure esso composto da cinque lettere, è un suo sottoinsieme e confluisce, appunto, nella gioia. E in questi tempi non solo incerti ma, ancor più, travagliati, per trovare un po’ di gioia, la ricerca se non disperata è senz’altro laboriosa, oppure, ci si deve rivolgere a cose che, in altri momenti, avremmo trascurato, come la musica classica se non si è musicofili. Oltre a questi aspetti subliminali, battezzare un ciclo di concerti Gioia ha anche un significato reale nell’ambito della fruizione musicale poiché con essi si ascolteranno otto delle sinfonie di Ludwig van Beethoven insieme alle sue ouvertures, insieme a musiche di Mozart e Bloch: Beethoven è dunque gioia. Si potrebbe pure pensare che il titolo del ciclo faccia riferimento all’Inno alla gioia delle Nona Sinfonia, ma essa, però, verrà eseguita in conclusione della Stagione Sinfonica ordinaria il 31 dicembre.

La musica classica, che molti identificano con il nome di Beethoven,  anzi Betóven, non deve incutere timore, deve essere gioia, un indefinibile bene positivo per l’anima, e le persone che non sono avvezze alla musica museale, ovvero la musica classica sono il bersaglio delle frecce di cupido dei Concerti Gioia: si intende attirare, fare innamorare un nuovo pubblico finora estraneo al Teatro Comunale, cioè famiglie, giovani e nuovi ascoltatori, con musiche di grande bellezza, ma popolari ormai per pochi,  popolari di nome, eseguite in una vera e bella sala da concerto, con una grande orchestra e artisti di qualità, a un orario assai comodo, domenica alle ore 11, con un costo del biglietto contenuto, 10 Euro (8 Euro per i possessori di abbonamento).

È una strada per ripopolare le serate del Teatro dopo il Covid, dopo il troppo lungo trasferimento dalla Sala del Bibiena al Comunale Nouveau – già luogo di fiere campionarie poi hub vaccinale durante la pandemia – e dopo la discutibile gestione artistica senza idee degli anni appena passati, sfidando lo spirito dei tempi che, almeno in Italia, sembra allontanare dalla musica più complessa, dalla musica non da consumo. Una strada per ascoltare la voce di Beethoven e riscoprire la bellezza della lentezza.

Il programma della prima mattinata in musica del 4 gennaio prevedeva la Sinfonia N.1 in Do Maggiore del  compositore di Bonn e il Concerto per violino e orchestra n. 3 in sol maggiore K. 216 del Grande Salisburghese. L’Auditorium Manzoni era quasi esaurito.

Julio García Vico ha diretto il concerto in maniera veramente eccellente, un giovane direttore da tenere senz’altro d’occhio. Il concerto mozartiano ha avuto Emanuele Benfenati quale buon solista, violino di spalla dell’orchestra del Teatro. E il giovane musicista Martino Ruggero Dondi ha introdotto le musiche, anche suonando esempi al pianoforte, con competenza, chiarezza ed efficaci doti di sintesi per un pubblico inesperto; ed è molto simpatico.

Il prossimo concerto si terrà il 25 gennaio.

 

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