Oggi se n’è andato il mio caro Pucci…il giorno di Pasqua. Tutto è accaduto in quattro e quattr’otto, senza che vi siano state severe avvisaglie di una imminente fine; solo degli acciacchi per la bella età raggiunta di diciannove anni, compiuti, presumibilmente, in questi giorni: è impossibile conoscere l’esatta nascita di un gattino raccolto dalla strada.
A metà di aprile del 2007, disperso nel cavedio dell’ascensore del mio ufficio, un gattino piccolo piccolo, probabilmente di quindici giorni, dimenticato dalla gatta, o forse non era riuscita a portarlo via. Lo chiamammo Lillo; era molto vitale ma ancora immaturo nello sviluppo ed aveva ancora bisogno di essere allattato: sarebbe stata necessaria ancora mamma gatta. Nonostante il pessimismo del veterinario, io e la mamma riuscimmo a svezzare il piccolo mostriciattolo ancora spelacchiato che diventò un bellissimo gatto atletico di grande simpatia. Lillo se ne andò l’otto ottobre 2022, poco dopo la scomparsa di mia mamma, dopo una lunga successione di malattie e complicazioni.
Raccolsi Pucci, il fratello di Lillo, dopo circa due settimane ed era già svezzato. Catturai questo esserino dalle zampine assai leste buttandogli, a mo’ di rete, il maglione; quando feci per prenderlo in mano mi diede un bel morso a un dito, quindi lo mollai; lui si nascose dietro alla stampante sulla scrivania e lì si addormentò, per cui fu semplice metterlo in una scatola per portarlo a casa. Pucci era un bellissimo gattino, più sviluppato inizialmente rispetto a Lillo, poi la situazione nella taglia si ribaltò: Lillo arrivò al peso di sette chili, mentre Pucci si fermò a quattro chili e mezzo
In casa Lillo e Pucci erano due scavezzacollo che correvano in lungo e in largo; gli inseguimenti per la casa che terminavano in lotte dentro alla lettiera, una specie di ring. I piccoli disastri provocati venivano ripagati dall’allegria che ci donavano. Fu un periodo di spensieratezza.
A metà del mese di settembre, raccolsi Minnie, cugina di Lillo e Pucci.
Minnie era svezzata, anzi aveva un tale appetito tale che si sarebbe mangiata pure le porte dell’Inferno.
Se esiste un’affinità tra felini, Minnie era innamorata di Lillo mentre Pucci era più individualista: a Pucci non interessava l’amore dei suoi simili, ma a quello della mamma e mio; vorace di affetto umano, evidentemente assai geloso, era pertanto in competizione con gli altri due per conquistare un posto accanto alla mamma: aveva bisogno di contatto fisico, non solo carezze o grattatine, ma amava sentire il peso del nostro corpo, il nostro contro il suo, la mano dolcemente appoggiata sulle sue palpebre. Ed esprimeva la propria soddisfazione con fusa rumorose che duravano decine di minuti, proprio come quando mi lavavo i denti: dovendo spazzolarli a lungo, mi mettevo seduto sul letto davanti al computer e Pucci quando questo avvertiva faceva delle corse veloci con curve a radicchio per appoggiarsi sul braccio piegato che teneva lo spazzolino elettrico.
Era un gatto molto socievole con gli esseri umani, non aveva alcuna paura degli estranei, anzi andava loro incontro per carpire una carezza. Molto abitudinario, ogni cosa nuova significava che era per lui già diventata un’abitudine da ripetersi ogni giorno, alla stessa ora. Con Minnie e Lillo era una specie di Napoleone; forse non si sentiva di essere un gatto, piuttosto un qualcuno non troppo dissimile dalla mamma o da me. Occhio vigile, sguardo penetrante, non sembrava reagire guidato da instintuali impulsi felini ma ponderando, pareva cioè decidere sulla base di valutazioni.
Quando la mamma si ammalò, Pucci fu l’unico dei tre gatti a esserci, a fare le cose giuste che mi davano immediato conforto; mi bastava il suo tepore, la sua vicinanza, specialmente durante la notte, momento in cui si è preda di pensieri, sogni, incubi: non mi sentivo solo e per tutto questo mi sento profondamente debitore verso questo grande esserino.
E per questo Pucci mi manca. Un altro pezzo di passato si è sgretolato.

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