Secondo gli apocrifi Atti di Pietro, questi avrebbe chiesto a Gesù, sulla via Appia, Domine, quo vadis?, Signore, dove vai?, mentre l’apostolo fuggiva da Roma per scampare alle persecuzioni di Nerone. E il Figlio di Dio, in risposta, Eo Romam, iterum crucifigi, Vado a Roma, per essere di nuovo crocifisso, spingendo Pietro a tornare indietro per sottoporsi al martirio. Il significato teologico di queste parole è che occorre accettare la propria missione senza sottrarsi alle proprie responsabilità, fino alle estreme conseguenze. Lontano da vertiginose riflessioni sulla vita, l’insegnamento di questo botta e risposta per la quotidianità è che occorre riflettere sulla direzione delle azioni, sugli scopi e gli obiettivi. Se questo non si fa, spesso si va a sbattere contro il muro. Se l’obiettivo è valutare, appare necessario farlo chiaramente e univocamente, in maniera ragionata, riflettendo sul valore di cose e fatti ai fini di una valutazione, di un giudizio o di una decisione, senza fare confronti con altri candidati: si valuteranno le prove in un processo, i titoli per un posto di lavoro, quindi un concorso per esami e titoli, le prove orali e scritte nell’esame di maturità in conclusione del corso di studio di istruzione secondaria. Occorrerà fare una sorta di istruttoria prima di esprimere lo specifico giudizio sul candidato, senza dire questo è meglio di quello.
Ma in una competizione, cioè un concorso in cui si assegna un premio sulla base di una graduatoria, il discorso è differente perché occorrerà valutare, misurare solo quella precisa prestazione lì, e l’obiettivo sarà la conquista del miglior posto in classifica, come avviene nelle Olimpiadi, il Festival di San Remo, il Mister o Miss Universo, un concorso di poesia, una gara di Scacchi, un concorso di dog agility. Oppure come nei tornei medievali. Anche così deve essere per i concorsi di canto lirico. Anche per Voci in Barcaccia. Largo ai giovani! Per i giovani cantanti l’unico obiettivo è vincere per cui alla domanda petrina Quo vadis? ognuno pensa in cuor suo, Mors tua vita mea, salvo minimizzare, qualora l’esito sia stato sfavorevole, con parole sportive come la cosa importante è partecipare, oppure sono comunque contento del risultato.
Nel primo concorso televisivo del 1980 dedicato a Maria Callas la selezione avveniva con il voto del folto pubblico presente nella sala Verdi del Conservatorio di Milano in cui esso si teneva, a cui si aggiungeva il voto del pubblico televisivo e radiofonico inviando le preferenze con dei tagliandi del Radiocorriere; a tutto questo, si aggiungeva il voto della ieratica giuria – composta da Paolo Grassi, Renata Tebaldi, Giulietta Simionato, Ettore Campogalliani, Carlo Alberto Cappelli, Giorgio Vidusso, Pierre Colombo, Antonio Beltrami, Luciano Silvestri – che non giustificava alcunché. In una competizione non è dovuta alcuna spiegazione, per i giurati c’è solo sì o no, bianco o nero.
I giudicanti di Voci in Barcaccia sono invece chiamati a giustificare il voto: non si pretende che questo debba avvenire seguendo un criterio oggettivo ma, almeno, che sia espresso in modo chiaro e, soprattutto, che il voto sia coerente con le spesso nebulose aleatorie disamine che lo precedono, che non giunga inaspettato, divergente, rispetto a quanto i giudicanti hanno detto poco prima. La valutazione dovrà riguardare solamente al brano cantato in quella occasione, hic et nunc, senza alcuna considerazione sul prima e, ancora meno, sul dopo; l’emotività, lo stato di salute non possono rientrare nel giudizio, i giudicanti non devono addurre alcuna pezza giustificativa e ancora meno giudicare su ipotesi, su quello che, potenzialmente, forse, il cantante potrà fare. Inoltre, trovo che il conduttore del concorso dovrebbe essere solo conduttore, senza ricoprire anche le cruciali attività di organizzatore, di selezionatore preliminare dei concorrenti e, infine, quello di giudicante, per lasciare che i giudicanti esterni possano essere totalmente liberi nel giudizio. Nel primo Callas, presentava una serafica Mariolina Cannuli. Se i cantanti non sono all’altezza, i giudicanti devono essere liberi di assegnare un voto scarso o di esprimere un giudizio che rileva delle criticità, senza che questo diventi di riflesso una critica, nemmeno troppo velata, rivolta all’operato del presentatore-organizzatore-del-concorso-selezionatore-dei-cantanti, nonché membro-della-giuria, il solo a essere presente in tutti i turni di semifinale.
Nella quarta serata di semifinale del 14 aprile 2026 mi pare che, rispetto alle serate precedenti, l’atteggiamento della giuria sia stato meno benevolo nei confronti dei concorrenti e che vi siano state incongruenze tra analisi della prestazione e il voto numerico finale. Poiché il livello dei cantanti di quest’ultima serata è stato sovrapponibile e quello delle precedenti, le precedenti selezioni abbiano beneficiato di irreali valutazioni troppo elevate rispetto alle prestazioni ascoltate; sono stato, pertanto, d’accordo, in genere, con le valutazioni numeriche di questa quarta serata, meno con alcune delle motivazioni preliminari al voto. Stupisco per il fatto che non sempre tutti i giurati abbiano rilevato incertezze di intonazione ed esecutive, certe mancanze nel controllo, di qualche concorrente e comunque, stante il bouquet di cantanti proposto in questa serata, il soprano che ha vinto cantando Ritorna vincitor! da Aida ha meritato, senza andare troppo per il sottile, la qualificazione per la Finale. Almeno quale concessione dell’onore delle armi.

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