Paperino accanto al numero 6 e al busto di Beethoven su una mensola

Andreas Gies dirige la Pastorale di Ludwig van Beethoven

Non è infrequente sentire che le sinfonie dispari di Beethoven – attenzione: togliendo però la numero uno! – siano quelle veramente beethoveniane, perché più drammatiche, più sturm und drang, perché sono quelle che corrispondono maggiormente all’idea dí titanismo attribuita al compositore di Bonn;  le dispari sarebbero anche quelle meglio riuscite e quindi le più popolari. Forse la meno eseguita è proprio una sinfonia pari, la seconda, nella quale, invece, io sento già chiaramente lo stile beethoveniano compiuto.

Io penso più semplicemente che il ventaglio espressivo di Beethoven sia stato semplicemente molto vasto – stiamo parlando di un genio che ha chiuso un’epoca, ne ha inaugurato una nuova e ha anche composto musica per un futuro lontano – e che, quindi, sapeva comporre in differenti registri, anche in maniera luminosa, più leggera, senza rappresentare costantemente grandi conflitti. Le sinfonie beethoveniane hanno, quindi, caratteri assai differenziati, non seguono un’idea fissa, ogni sinfonia ha una propria personalità, un clima, un colore, che non condivide con alcuna delle altre. Bisogna ascoltarle tutte. Beethoven è stato forse il primo compositore a non comporre musica in serie, a non fare routine. Le composizioni sembrano provenire da una ispirazione profonda, non dal tran-tran del mestiere di musicista. Per la musica di Beethoven, non essendo più mero intrattenimento, la presenza dell’interprete è determinante per esprimerne il senso non scritto sul pentagramma, poiché un musicista non può scrivere, o descrivere, tutto ciò che aveva in mente durante il momento creativo. Ed è proprio per colpa di certi direttori d’orchestra, non perché sinfonia pari, che la Pastorale è la sinfonia beethoveniana ascoltata da me meno volentieri, perché spesso resa in maniera stucchevole, complici i titoli in cima a ogni suo movimento, con tempi slentati e con eccessiva variabilità agogica che non rendono la compattezza della forma; con troppa oleografia, con troppa Arcadia. Preferisco interpretazioni asciutte, sobrie, in cui le didascalie poste dal compositore in cima di ogni movimento non costituiscono il vero senso della musica.

Il giorno 31 maggio 2026, il ciclo Gioia – Domenica con Beethoven l’orchestra del Teatro Comunale di Bologna diretta da Andreas Gies è stata ottimamente eseguita, al Teatro Auditorium Manzoni, proprio la Sesta Sinfonia in fa maggiore op. 68, detta Pastorale.

È stata un’esecuzione assolutamente esemplare, in linea con il mio gusto, energica, rigorosa, con tempi sostenuti senza eccessive licenze agogiche, in cui il poetico carattere pastorale nasce dal senso intrinseco della musica e non per eccessiva imposizione direttoriale. Una bellissima interpretazione che ha allineato la Pastorale allo spessore delle sinfonie dispari, certamente non titanica, ma una sorta di riposo del Titano.

Anche nell’ Ouverture Leonore III in do maggiore op. 72b, che ha aperto il concerto, Andreas Gies ha dimostrato un gran braccio, vigore e sicurezza.

Com’è consuetudine, Martino Ruggero Dondi ha introdotto con semplice profondità le ragioni del Titano di Bonn.

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Alexander Malofeev all’Auditorium Manzoni con l’Orchestra Leonore

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Marco

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