Mosaico antico con una nave e figure umane in abiti classici sulla riva

Resistere alla Sirena? Teodor Currentzis al Manzoni

Il concerto dell’Orchestra Utopia diretta dal suo fondatore Teodor Currentzis, il giorno 4 giugno 2026 presso l’Auditorium Manzoni nell’ambito del Bologna Festival, si è svolto esattamente secondo le mie aspettative e, quindi, non sono stato colto da alcuna sorpresa: come Ulisse ho resistito al canto delle Sirene, non legato all’albero della nave, ma seduto sulla mia poltroncina; le esecuzioni proposte, nonostante siano state, senza alcun dubbio, di gran pregio e, per i più in sala, attraenti e coinvolgenti – hanno avuto, infatti, un fiume di applausi – a me, invece, hanno solo intiepidito, senza alcun vero coinvolgimento. Non essendo scoccato alcun colpo di fulmine per queste interpretazioni, mentre ascoltavo ho iniziato a rimuginare con domande senza risposta, ovvero con dubbi.

In questo concerto sono state eseguite le seguenti musiche:

Alban Berg: Concerto per violino e orchestra “Alla memoria di un angelo”

 

Gustav Mahler Sinfonia n. 1 “Il Titano”,

violinista solista era Vilde Frang.

Occorre che racconti preliminarmente la percezione visiva del concerto perché, rispetto alla musica, ha avuto un peso non trascurabile. Per quanto riguarda gli abiti degli artisti, sono molto conservatore: il direttore deve indossare il frac (la camicia alla coreana è l’unica deroga accettabile) e, comunque, con scarpe in vernice; così deve essere anche per i professori d’orchestra. Per una direttrice l’abito deve essere sempre nero, meglio una giacca o camicia nera con pantaloni (da tanto tempo i pantaloni non sono appannaggio solo maschile); così anche le professoresse d’orchestra potranno indossare, ovviamente, un classico lungo abito da sera o pantaloni neri. I professori dell’Orchesttra Utopia non erano in frac ma con abiti neri di foggia differente; e questo ha messo sottosopra il mio colpo d’occhio. Le professoresse, nettamente meno in numero rispetto ai signori, tutte in nero, rientravano nella consuetudine.

Teodor Currentzis è apparso abbigliato come una rock star: camicia smanicata che permetteva di vedere deltoidi, bicipiti e tricipiti del maestro, pantaloni elasticizzati aderenti o leggins che non arrivavano alla caviglia, scarpe con para e tacco spessi. Gli abiti sono emblemi che, in questo caso, introducono la musica: io non sono come gli altri.

Altra cosa che saltava all’occhio era la mancanza del podio direttoriale, mentre il leggio stava obliquo, di lato, sulla sinistra del direttore.

L’esecuzione del Concerto di Berg è stata piuttosto buona sia per la solista che per la parte orchestrale; il volume sonoro di questa in diversi momenti pareva, però, decisamente sproporzionato. Non dirigendo da un podio, Currentzis si metteva davanti alla violinista e, come accade tra pop star, sembravano duettare fronteggiandosi faccia a faccia – il primo sbracciandosi per dirigere la solista e l’orchestra, senza che la violinista potesse corrispondere in qualche modo a questa sceneggiata. Al termine della composizione dodecafonica, il pubblico è esploso in fragorosi applausi e acclamazioni.

Il Titano di Mahler è stato eseguito all’insegna dell’estremizzazione di grande impatto sia dinamica che agogica, dal quasi nulla alla deflagrazione ordinata. La compresenza del materiale musicale alto , nobile, con quello triviale, fatto di canzoni infantili o popolari, spesso livellata o attenuata da tanti noti interpreti contemporanei, ha trovato così una nuova codifica in senso violentemente espressionista, al limite della forzatura del testo, lontana da rarefazioni cameristiche della partitura mahleriana correttive del gigantismo orchestrale; in questo senso mi ha ricordato la libertà dell’olandese Willem Mengelberg, peraltro amico di Mahler, e gli eccessi, quasi arbitri, del russo-sovietico Nicolai Golovanov, così come si ascolta nel loro lascito discografico.

Ovviamente Teodor Currentzis ha diretto senza bacchetta con un gesto alla Leopold Stokowski, con cui seguiva lo scorrere del tempo musicale e, al contempo, con le braccia, con le mani, con il volto, plasmava l’espressività della composizione, il senso delle note che udivamo, come se lavorasse della creta.

E, quasi per significare che il direttore non era un demiurgo, che traduce l’idea dai pentagrammi in suono attraverso lo strumento orchestrale, ma una parte di un complesso organismo direttore-orchestra, Currentzis camminava in mezzo agli strumentisti come nelle band di musica jazz, pop e rock. L’orchestra Utopia, quindi, ha dato una prova eccellente, generando generose ondata sonore, degne sì di un rave, ma di grande qualità, e seguendo l’impegnativa impostazione interpretativa senza risparmio, emotiva, al calor bianco, del direttore greco-russo.

Se da un lato sono molto severo e conservatore sugli abiti degli artisti, dall’altro, sul piano esclusivamente musicale, mi piacciono i temperamenti non troppo borghesi, quelli che apparentemente non antepongono l’analisi e il rigore; sono cioè interessato agli irregolari, ma possibilmente in frac. E Teodor Currentzis – artista per cui l’aspetto performativo postavanguardistico, non aleatorio, che comunque tende a generare il grande istante artistico, occupa uno spazio non irrilevante – può essere certamente ascritto a quest’ultimo, non folto, gruppo di interpreti.

Ascoltando il Titano, mi chiedevo, rimuginando, se Currentzis stava rappresentando la vera essenza di quella musica. E più, in generale, se quell’intrigante stimolazione emotiva, se quel contrasto di affetti estremi, non sia il modo migliore per dare vita alla musica. Sarebbe un modo troppo parziale di eseguire il testo scritto? Forse. Ma quanto si può essere fedeli al testo se il compositore non può scrivere con esattezza sulla carta tutto quanto aveva in mente? La partitura non potrebbe essere un canovaccio che viene ricreato, e prende vita, sviluppandolo, grazie al contributo dei suoi interpreti?

E Mahler avrebbe preferito per la propria musica la prospettiva apollinea o quella dionisiaca? Purtroppo di Mahler come interprete rimangono solo i rulli di cartone per pianoforte meccanico Welte Mignon, in cui esegue se stesso.

E il modo di dirigere di Currentzis, con la sua marcata gesticolazione, è guitteria, è recitazione per fregare il pubblico, oppure è giusto che la musica classica resusciti in tale maniera, anche per riempire le sale da concerto?

Ma alla fine della fiera, questo concerto diretto da Teodor Currentzis mi è piaciuto?

Non lo so.

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Marco

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