Gatta

Minnie, gattina adorabile

A metà settembre del 2007 la Minnie apparì davanti alla porta di sicurezza a vetri del mio ufficio, attirata dall’odore del cibo che portavo per una famigliola di gatti randagi. Aveva gli occhi chiusi, quasi incollati forse da secrezioni gialle essiccate dovute a un’infezione; era una cucciola bellissima che aveva poco più di un mese. Telefonai alla mamma per sentire se era d’accordo per adottare un terzo gatto: «Dove mangiano in due c’è posto anche per tre», dissi. Tra aprile e maggio avevo già adottato, sempre tra i gatti intorno al mio ufficio, due fratellini, prima Lillo e poi Pucci, e forse anche cugini della Minnie.

Dopo avere curato la congiuntivite batterica e avere debellato con pazienza gli acari alle orecchie, la Minnie diventò una gattina bellissima dagli occhi verdi strepitosi, con un taglio orientaleggiante e un mantello tigrato, bianco e qualche screziatura marrone. E diventò ben presto la beniamina della mamma, anche perché gli altri due talvolta la picchiavano e la mamma, appunto, interveniva per sedare la rissa con il battipanni o uno spolverino per la polvere.

Come negli uomini i rapporti non sono paritari così, nel nucleo felino di casa mia, la Minnie mostrava una predilezione, perfino amore, per Lillo, mentre con Pucci i rapporto è sempre stato più conflittuale.

E avvenne che la Minnie fu sottoposta alla ovariectomia; effettuata la sterilizzazione, giunti in casa aprimmo la gabbietta e, probabilmente per gli effetti allucinatori dell’anestesia, la Minnie sfuggì dalle mani della mamma dopo averla morsa; incominciò a correre, a fare dei salti contro i muri. Il risultato fu che, in pomeriggio, uno dei punti di sutura aveva ceduto. Rifiutando il collare, dopo due giorni fu necessario riportarla dal veterinario perché i punti interni avevano ceduto ed era avvenuto un prolasso con la ferita aperta. Ci vollero una decina di giorni perché il ventre guarisse, con una consistente somministrazione di antibiotici e, soprattutto, di Valium, dal momento che la Minnie continuava a mostrare agitazione. Quando la presi per metterla in gabbia per portarla dal medico, che le avrebbe dovuto togliere i punti, mi morse e scappò via. Da quel giorno, e per molto tempo, la Minnie interiorizzò la paura: sembrava percorsa da scariche elettriche con rumori troppo forti, aveva paura di me, degli estranei. Un giorno però la raccolsi dal pavimento e mi venne di sfregarle la barba sulla testa: si lasciò fare, era una cosa che evidentemente gradiva, forse perché era un gesto ancestrale materno, e le cose tra me e la Minnie migliorarono notevolmente, pur rimanendo la paura per gli estranei, che poi, con il tempo, sparì anche questa.

Forse la Minnie, nella vita precedente, era stata un’ottima cantante lirica perché il suo bellissimo, melodioso e forte, miagolio avveniva come un soprano può concludere un’aria di opera lirica, cioè con acuti, ovvero puntature, intonate su due note a distanza o di una quinta o di un’ottava, a seconda che rispondesse a me e alla mamma, oppure che chiedesse del cibo. E la Minnie era un’ottima mangiatrice, quanto Lillo.

Dopo la scomparsa nel 2022 della mia mamma e, dopo due mesi, di Lillo, la salute di Minnie cambiò: iniziò inspiegabilmente a dimagrire. Gatta di ottima salute, dopo la sterilizzazione non aveva avuto mai bisogno di cure, nel 2023 le fu diagnosticato l’ipertiroidismo che le causava una diminuzione di peso e, soprattutto, tachicardia con pericolo o di infarto o di arresto cardiaco; le fu trovata anche una insufficienza renale di media severità. La cura, necessaria, per l’ipertiroidismo però confligge con l’insufficienza renale, si controlla il primo ma può aumentare la seconda. Per quasi tre anni, con cure non invasive, la Minnie ha avuto una buona vita; nel frattempo, due mesi fa, è scomparso anche Pucci.

La Minnie è morta poche ore fa per un aggravamento improvviso dell’insufficienza renale. Sono bastati due giorni.

Con la scomparsa di Minnie si è reciso l’ultimo legame con un passato sereno, non ancora lontano, quando, insieme a lei Pucci, Lillo e la mamma erano con me.

In questa casa ora sono solo.

Mosaico antico con una nave e figure umane in abiti classici sulla riva

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Marco

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