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Nicolò Umberto Foron mozzafiato

«Questo direttore mi è piaciuto moltissimo però durante la sinfonia mi sono sentita confusa, frastornata…ho sentito il cuore in gola, accelerare come se avessi la tachicardia»: confessione della mia vicina di posto fatta alla sua amica accanto. Una psicolabile? Sindrome di Stendhal? Oppure, senza il filtro della ragione e della coscienza, quella musica dalle orecchie è passata in una regione oscura che ha generato una sorta di reazione vagale? Speculazioni improduttive.

E meno male che non è stato necessario chiamare un’ambulanza.

Sta di fatto che, non avendo provato alcuna delle sensazioni narrate dalla signora seduta accanto a me, essendo io una persona razionale con un buon controllo delle emozioni, durante la strepitosa esecuzione della Prima Sinfonia in mi minore op.39 di Jan Sibelius, avvenuta il 25 maggio 2026 all’Auditorium Manzoni, nell’ambito della Stagione sinfonica del Teatro Comunale di Bologna, ho potuto rendermi conto del perché l’interpretazione di Nicolò Umberto Foron era, senza alcun dubbio, talmente particolare, forse unica, e tale da scuotere l’animo della signora accanto come un albero in mezzo a una tempesta.

È questa una composizione sinfonica da me ben conosciuta – gradisco molto le Sinfonie di Sibelius, a differenza di tante persone che conosco e del pubblico italiano in generale – ma ascoltandola ieri sera è stato come se fosse la prima volta. Fin da un direttore storico come Robert Kajanus, classe 1856 e amico di Sibelius, l’impostazione interpretativa era di stampo assai lirico, evidenziando le belle arcate melodiche ispirate a temi popolari finlandese, evocatrici della natura, delle luci dei vasti panorami nordici brumosi, nebbiosi, ghiacciati e di foreste di betulle; culmine di questa modalità interpretativa è la splendida incisione del giovane Lorin Maazel con i Wiener Philarmoniker, resa senza forzature o licenze espressive, con un legato esemplare e tanta bellezza di suono rotondo, puro: la complessità della semplicità.

Nicolò Umberto Foron, all’Auditorium Manzoni, ha proposto un’interpretazione di questa Sinfonia assai lontana da questa codificazione in quanto è stata eccessiva sia dal punto di vista espressivo che quello musicale. Sottratta totalmente a ogni forma di oleografismo nordico e alle scuole nazionali, la sinfonia è stata così trattata con un taglio marcatamente modernista.

Dopo una breve introduzione resa misteriosa da una calcolata lentezza, l’esecuzione si è dipanata con un incedere in genere sostenuto e nervoso alla Toscanini, senza concessioni a eccessive variazioni agogiche, con un ritmo che ha dato compattezza e unitarietà a tutta la sinfonia – anche nel secondo movimento, culmine del lirismo dell’intera composizione, compatibilmente, e proporzionalmente con l’indicazione del compositore Andante ma non troppo lento, eseguito con parsimoniose licenze -; lontano dal suono orchestrale generalmente praticato, Foron ha seguito una strada personale dichiaratamente espressionista in cui le varie sezioni orchestrali suonavano pure, cioè senza impasti di timbri, quasi dei cluster primitivi che raggiungevano fortissime intensità assolutamente inaspettate e spettacolari. E la mia sensibile vicina di posto qualche ragione per lo scombussolamento del suo stato d’animo forse ce l’aveva. La risposta finale da parte del pubblico è stata una prolungata esplosione di applausi. Nicolò Umberto Foron è il nuovo talento direttoriale che occorrerà seguire con grande attenzione.

L’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna, letteralmente trascinata dall’energia e dalle novità interpretative di Nicolò Umberto Foron, ha fornito una prestazione più che eccellente, dimostrando di essere una delle migliori compagini italiane.

Nella prima parte del concerto, una premessa apollinea al turbinoso secondo tempo, il pianista Emanuel Ax ha dato una lettura piuttosto classica ma varia sia nel fraseggio che nelle sonorità del Concerto per pianoforte e orchestra n. 22 in mi bemolle maggiore K 482 di Wolfgang Amadeus Mozart, accompagnato da Foron con grande equilibrio e suono a tutto tondo.

Un magnifico concerto.

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Recital di Sophia Liu – Bologna Festival 2026, Grandi Interpreti

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Marco

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