Le impressioni su un’artista di diciassettenne possono essere quasi sempre fuori luogo perché rischiano di parlare o in termini entusiastici – scoprendo un vero nuovo giovane prodigio o creandolo artificiosamente – su quello che è qui e ora, oppure su quello che, come una previsione, quasi una scommessa, potrà accadere. Mi piacerebbe ascoltare le esecuzioni giovanili di pianisti che meritatamente, in epoca moderna. sono diventati interpreti di fama incontestabile quali Martha Argerich, Claudio Arrau, Aldo Ciccolini, per ascoltare la continuità tra il com’erano e il come sono diventati, senza pensare che sia il futuro a dare senso al passato.
Sophia Liu è una giovane-prodigio arrivata, il 20 maggio 2026, all’Auditorium Manzoni, nell’ambito della rassegna Grandi interpreti all’interno del Bologna Festival 2026, preceduta da un’ unanime fama assai lusinghiera che parla di suono “estremamente chiaro, delicato, accurato e fluido in maniera quasi soprannaturale”, di “fenomenale virtuosismo”, di “compostezza e autorevolezza”, di “maturità musicale non comune ” per l’età, eseguendo il seguente programma:
Prima parte
Fryderyk Chopin: Notturno in si maggiore op.9 n.3, Quattro Mazurche op.22, Ballata n.1 in sol minore op.23, Scherzo n. 4 in mi maggiore op.54
Seconda parte
Pëtr Il’ič Čajkovskij: Dumka in do minore op.59,
Selezione de Le quattro stagioni op.37a: III. Marzo: Il canto dell’allodola, VI. Giugno: Barcarola, VII. Luglio: La canzone del mietitore, VIII. Agosto: Il raccolto, IX. Settembre: La caccia, XI. Novembre: Troika, XII. Dicembre: Natale
Milij Balakirev: Islamey, Fantasia orientale op.18,
fama positivamente pesante che induce lo spettatore ad avere aspettative di un certo livello.
Ho sempre un certo interesse per i nuovi musicisti ma Sophia Liu, ascoltando il recital, , a occhi chiusi, cioè la sola musica senza tenere conto dei diciassette anni, mi è parso di non ritrovare tutte le lusinghiere parole che la critica ha espresso: a mio avviso il suono è stato, sì, chiaro e delicato, ma non troppo, e nemmeno troppo accattivante; sì fluido ma senza eccellere nel legato; ho ascoltato un buon virtuosismo ma non fenomenale; una corretta compostezza ma senza autorevolezza; una corretta compostezza al posto di una vera maturazione dei brani e, ancora meno, la zampata di chi vuole per immaturità impressionare il pubblico. In qualche momento, in particolare la Ballata e lo Scherzo del musicista polacco, l’esecuzione mi è apparsa veramente scolastica, con scarso estro; e anche in Islamey, la Liu è stata prudente e distaccata senza generare stupore come il brano richiederebbe.
Alla fine il concerto mi è apparso genericamente gradevole ma anche un po’ noioso, la cui collocazione più consona sarebbe stata, all’interno del Festival, nella rassegna denominata Talenti anziché in quella dei Grandi Interpreti, ma si sa che la logica del mercato musicale, e in genere del mercato artistico, unito a quello dei critici o recensori, segue sentieri il cui senso spesso sfugge a un semplice ascoltatore che, come chi scrive queste righe, acquista il biglietto con il proprio portafoglio e ascolta, banalmente, con le proprie orecchie.
Al termine del concerto il pubblico ha tributato un bel successo.

