Tre millantatori all’Opera – Il soprano ferrarese (Parte seconda)

«Come ti paiono i miei consigli? Sono nel giusto?», chiese Carmencita Romana pensando d’aver illuminato il destino vocale di Rufo.

«Mah… Veramente ora mi sento molto disorientato davanti a tante cose nuove, così differenti rispetto a quanto Mantovani mi ha insegnato», rispose Rufo. «Dovrò pensare molto su quello che mi hai indicato».

E Carmencita Romana rispose comprensiva, perfino materna:

«Hai ragione, deve essere così, certe cose te le devi sentire dentro, dapprima in testa poi finiranno nella gola. Anch’io avevo studiato come stai facendo tu, ma qualcosa non andava. Al Conservatorio ho incontrato una nuova insegnante che mi ha aperto nuovi orizzonti cambiandomi l’impostazione. Ora mi trovo bene, sento di essere padrona della mia voce. Se vuoi posso seguirti negli studi…ci terrei».

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Tre millantatori all’Opera – Un paltò da tenore (Parte terza)

«Ora sta a te. Cosa ci canti di bello?», mi chiese Tullio.

«L’Addio alla madre», gli comunicai.

«Auguri…», commentò quello.

Il tono esprimeva chiaramente disapprovazione.

«Contento tu…», sembrava voler dire Tullio.

O ancor più:

«Se t’andrà male sarà peggio per te».

In un battibaleno sentii il motore andare al massimo dei giri. Avrei potuto prendere il volo.

Tanta agitazione, e poi, all’improvviso, più nulla. Caddi in preda alla calma e all’indifferenza che precedono un’esecuzione capitale.

Le scantarellate, direte voi, non avrebbero forse dovuto essere un divertimento? Un gioco?

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