La Torta degli Addobbi

L’arte di saper cucinare costituiva per le massaie bolognesi, in dialetto le arżdåure, una parte non trascurabile della dote. Questo significava che una brava arżdåura doveva saper preparare almeno i cardini della cucina bolognese: la sfoglia di pasta all’uovo con il matterello, il profumato ragù di carne – la cónza, come dicevano i vecchi – e il brodo. Seguivano a ruota le tagliatelle asciutte, i tagliolini e passatelli in brodo, le lasagne, i tortelloni e i tortellini, poi la carne al forno con patate e verdura cruda, il bollito misto con salsa verde e verdure al burro imbiancate di parmigiano filante.

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Il cenone di Natale

Non ho mai partecipato in vita mia ad un cenone natalizio. Durante l’infanzia, ed anche più in là, mi è sempre apparso usanza di origine prevalentemente centro-meridionale, così come per molti altri bolognesi o emiliani in genere.

Il giorno della vigilia di Natale lo si dedicava alla preparazione della festa. In quanto vigilia, almeno i grandi avrebbero dovuto mangiare meno rispetto agli altri giorni e soprattutto, sia a pranzo che a cena, non si sarebbe dovuto consumare alcun tipo di carne.

Il menù del 24 dicembre prevedeva quasi obbligatoriamente gli spaghetti conditi con il tonno sott’olio. Per me questa questa minestra è una delizia, ora considerata un mangiare veloce per chi non sa cucinare o per studenti fuori sede. Una ricetta di rifugio. Io direi, piuttosto, una ricetta semplice e, proprio perché semplice, deve essere fatta bene.

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L’Opera al cioccolato – Una ricetta

«Non amo la cucina francese», dissi a una collega, una di quelle persone che detengono la verità e che vogliono avere ragione a tutti i costi. E modi dalla femminilità assai moderata.

Detta la frase, mi morsi la lingua subito dopo.

La signora prese la sigaretta fumante che pendeva dall’angolo della bocca e mi fulminò con un’occhiata da quattordici milioni di volt.

«Ma che caaazzo dici!», accompagnando la frase, non proprio da fanciulla sullo scalone al ballo delle debuttanti, con una imperiosa oscillazione della mano, a dita congiunte, davanti il naso.

E continuò:

«Sai che quella francese e quella cinese sono cucine codificate?»

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