Doppia vita

Nel 2007 si tennero a Bologna, alla Fiera, i campionati nazionali di danza Sportiva. Ogni sera, per tutta la durata della manifestazione, i partecipanti alle gare si esibivano in piazza XX settembre, a Porta Galliera. Veri e propri spettacoli regalati alla cittadinanza bolognese.
Alla mamma è sempre piaciuto il ballo ed era stata, peraltro, un’ottima ballerina dal carnet sempre nutrito. Non le parve quindi vero di poter vedere queste esibizioni vicino a casa. Usciva da sola alle venti per prendere un buon posto e poi io verso le ventidue mi recavo a prenderla.
L’ultimo giorno di gara cadeva di sabato, e per l’esibizione serale fu promesso un gran spettacolo, cosicché decisi di andarvi pure io. Si accodò anche il rigattiere Pietro che, fino a pochi mesi fa, vendeva le sue cose in un negozietto proprio sotto il portico della nostra casa. Oltre che acquistare da lui, era diventato anche nostro amico.
Lo spettacolo mantenne le aspettative, fu assai più lungo dei giorni precedenti, organizzato con maggior sfarzo.
Al termine della serata, verso le ventitré e trenta, ci raggiunsero due miei carissimi amici.
E Pietro:
«Non andremo mica a casa ora…Andiamo a bere qualcosa?»
E gli altri, entusiasti, per prima la mamma, nottambula per natura:
«Certamente! Ma dove andiamo?»
«Andiamo al Buddha Bar delle mie amiche in Via Polese»
Preciso che questa strada dista una cinquantina di metri da casa mia.
Dopo una decina di minuti ci troviamo vicini alla meta.
In Via del Porto, però, improvvisamente Pietro allunga il passo per andare a confabulare con la sola persona che sostava in quel momento per strada, accanto alla Chiesa di San Carlo.
Devo fare una precisazione. Via del Porto durante la notte era a quel tempo divisa in settori. Nel primo settore, all’angolo con Via Montebello, stazionavano le prostitute; una di queste adorava il mio bulldog Platone. Il secondo settore, dalla chiesa in poi, invece, era occupato da travestiti e transessuali.
Quella sera il primo settore era deserto. La persona vicino all chiesa, verso cui si diresse Pietro con passo spedito, era un appariscente travestito con parrucca bionda, occhi bistrati all’inverosimile, abito da sera lucidissimo, tacchi alti e borsetta.
Una vecchia conoscenza, difficile non vederlo, per chi passava in Via del Porto ed anche per…mia mamma!
Già. La mamma aveva incontrato questo Roberto nel negozio di Pietro il rigattiere molto spesso ma solamente durante il giorno e, soprattutto, solo in abiti maschili. E in queste vesti, l’ultima cosa che sarebbe potuta venire in mente era che avesse questo tipo di seconda vita. Alto, spalle larghe, lineamenti duri, un poco calvo, voce rauca e gracchiante. Insomma nulla di muliebre.
La mamma aveva una grande simpatia, ricambiata, per Roberto. Avevano anche lo stesso medico di base!
Pietro quindi corse all’orecchio di Roberto per avvertirlo, e questi, vedendo mia mamma urlò:
«Eeeee…la Bruna! Ma che vergogna»
E la mamma, avendolo riconosciuto, si avvicinò a Roberto con passo sicuro e lo prese a braccetto:
«Beh…che cosa c’è? Ora Roberto tu vieni a bere con noi».
Finimmo così la serata in allegria.
Questo episodio rappresenta uno degli innumerevoli motivi per cui adoro mia mamma.

La vita è sogno

Da quando la mamma non è più in casa con me, in particolare da quando ho dovuto prendere la difficile decisione di affidarla ad una casa di riposo, tante cose non sono più le stesse. Mi pare di vivere una situazione provvisoria che non mi appartiene. E invece non c’è nulla di provvisorio poiché la mia carissima mamma non potrà essere più com’era fino a pochi mesi fa. Non mi sono rassegnato a ciò che è capitato alla mamma nei mesi passati, ancora meno ho accettato la casa di riposo. Sono inquieto, triste e, soprattutto, penso spesso alla mamma.
Per rifiutare il presente e le vicende appena passate, per non progettare il futuro dormo di più, ma in maniera inquieta. Fatico a prendere sonno, mi sveglio spesso, e poi, verso le cinque del mattino, dal letto della mamma mi trasferisco in quello della mia stanza. Così completo il riposo nel mio letto fino alle nove – nove e trenta del mattino.
La notte passata ho fatto un sogno particolare prima di cambiare il letto. C’è, innanzitutto, da raccontare che talora faccio dei sogni ricorrenti ambientati in zone della città di Bologna inesistenti. Ricorrenti perché quel sogno si ripresenta per notti differenti, quasi mai ravvicinate del tempo. Zone inesistenti, ma attigue a luoghi ben conosciuti: dapprima mi trovo nel luogo reale e poi svolto un angolo o prendo una strada che mi conducono in un altro luogo – una strada, una piazza, un palazzo, un giardino – questo, però, reale solamente nel mio sogno.
Questi luoghi onirici sono così gradevoli che, durante il sogno, provo piacere e felicità per essermi trovato lì. Luoghi così gradevoli che porto con me le belle sensazioni anche dopo essermi risvegliato. Così gradevoli che qualche volta ho pensato di non aver sognato posti inesistenti, ma che fossero luoghi reali.
Normalmente durante questi sogni sono solo, non ho compagni di viaggio.
L’altra notte, invece, era come me una persona adorata: la mia mamma.
Ho sognato che passeggiavamo insieme a braccetto lungo Via d’Azeglio. Siamo passati frequentemente per questa strada. Improvvisamente ci siamo trovati davanti ad un ampio arco, inesistente, l’abbiamo attraversato e ci siamo trovati in una piazzetta chiusa da un bellissimo palazzo barocco sormontato da tre cupole a punta simili a quelle del Cremlino. Tutto inesistente nel vero. L’abbiamo rimirato da cima a fondo, io ho provato felicità ed ho percepito anche la felicità della mamma. Che bello sentire la felicità altrui, specialmente quella di una persona profondamente amata!
Il sonno si è interrotto ma poi, riaddormentandomi, la visione e le piacevoli sensazioni si sono replicati.
Verso le cinque del mattino mi sono alzato per proseguire a dormire nel mio letto, contento d’aver ospitato la mia mamma in un sogno generatore di serenità, in contrasto con le preoccupazioni e la tristezza della vita reale di questi giorni.
Poiché questi sogni sono ricorrenti, spero che la mamma riappaia di nuovo in questi miei luoghi inesistenti, ma che per me sono veri quanto il vero. E così me la sentirei vicina.
Trovo consolazione nelle parole di Sigismondo, protagonista de La vita è sogno, il famoso dramma di Calderón de la Barca:

Cos’è la vita? Un’illusione,
Un’ombra, una finzione,
e il bene maggiore non è che un’inezia:
perché tutta la vita non è altro che un sogno,
e i sogni, non sono altro che sogni.

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