Racconti intorno alla mia casa natale

La casa dove sono nato e dove ho abitato per più di trent’anni si trova in Via Galliera.
Dal portico sulla strada si entrava per un alto portone cigolante, nero come fuliggine, con batacchi in bronzo, teste di leoni antropomorfi dallo sguardo allucinato come quello dei mostri di Bomarzo, che dava in un androne buio ornato con due coppie di lesene. Pochi gradini sotto un ampio arco conducevano in un secondo androne. In fondo, la porta scura di cantine catacombali, solidi rifugi antiaerei durante la Guerra, da cui proveniva un tanfo tiepido e muffo. Accanto tava l’alto accesso da cui iniziava una faticosa salita di ottantotto gradini interrotta da ampi pianerottoli – il primo cupo e spettrale, l’altro rasserenato dal chiarore esterno. L’ultima rampa di scale si troncava ripida contro ad una porta scorrevole con vetri: casa mia.

Tre millantatori all’Opera – Transizioni

«Tutto è politica». Pure io così dicevo per mettermi in riga con i tempi ed anche per compiacere certi professori. Verso il 1972 mi iscrissi al PCI, perseguendo una blanda attività politica. Blanda perché passiva. Passiva perché il Centralismo Democratico era ancora in pieno vigore. Vigore che si dimenticava dei giovani. Giovani che non avevano idee allineate. Io non pensavo …