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Il grande talento di Nicolò Umberto Foron

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Il perfetto frac che magnificamente indossava Nicolò Umberto Foron ha contrastato con lo svelto incedere, dinoccolato, da genialoide, a passi lunghi; quando è comparso sul palcoscenico, dalla balconata ove io mi trovavo, la sua fisionomia atemporale, al colpo d’occhio, mi è sembrata come una citazione di quella di Gustav Mahler, seppure infedele perché quest’ultimo non aveva, come Foron, i capelli rossi e il bohemo era più basso di almeno una ventina di centimetri, oppure di un giovane Otto Klemperer che forse, però, aveva una spanna in più.

Il programma della serata nell’ambito di Musica Insieme, al Teatro Manzoni, del 13 aprile 2026 comprendeva:

Antonin Dvořák: Carnival, overture op. 92

Piotr Illich Čajkovskij: Primo concerto per pianoforte e orchestra in si bemolle minore, op. 23

Johannes Brahms: Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 73

Programma semplice, popolare, assai attraente, ma era essenzialmente per ascoltare per questo ventottenne direttore d’orchestra che ero al Manzoni, e poiché lo avevo ascoltato in tre concerti trasmessi per radio che mi avevano fatto un’ottima impressione, avevo il desiderio di sentirlo dal vivo. E poi c’era la curiosità per una orchestra tedesca, la Filarmonica di Stoccarda; meno attraente era il nome di Clayton Stephenson, pianista che non conoscevo.

Se Nicolò Umberto Foron ha pienamente confermato l’originale talento di interprete che mi aveva colpito ascoltando la radio, per contro l’ aspettativa che nutrivo verso l’orchestra tedesca è stata un poco delusa.

Il ventottenne Foron, musicista tedesco-italiano ma cresciuto artisticamente in Germania, sul podio appare autorevolissimo per l’orchestra e coinvolgente, con un gesto e una fisicità che mi hanno ricordato un grandissimo direttore dello scorso secolo, ovvero Georg Solti. E anche come interprete è apparso vicino all’illustre maestro ungherese: Foron sembra individuare senza difficoltà il tempo giusto ed esprimersi per ampi squarci di pensiero musicale prediligendo la grande sintesi, evidenziando la forma anziché disperdersi nei vicoli ciechi di una eccessiva analisi dei particolari.

L’esecuzione pare percorse da una sorta di inesorabile corrente sotterranea, un’energia prodotta dall’avvertibile successione delle pulsazioni minime della musica, il tactus, che non tutti i direttori vogliono, o sanno, rendere.

Vivacissima e variegata di tanti colori è stata, pertanto, l’overture Carnival; così sono stati bellissimi certi squarci appassionati e lirici del più noto concerto per pianoforte e orchestra in assoluto, come l’intimismo del secondo movimento e i finali scatti travolgenti.

E la Seconda Sinfonia di Brahms è un grande cimento per valutare il peso interpretativo direttoriale. Composizione assai popolare, sono quindi possibili, quasi ovvi, i confronti con una miriade di direttori viventi e del passato. Foron, secondo quanto detto prima, ha evitato un informe approccio rapsodico e un’agogica troppo libera, rimanendo sì flessibile, ma all’interno della misura. Purtroppo l’esecuzione della Sinfonia è stata limitata da una prestazione non ottimale da parte dell’orchestra ospite: la qualità del suono degli archi era carente di compattezza di rotondità, così come quella sia dei legni sia degli ottoni, questi ultimi carenti proprio della luminosità che di norma ci aspetta dai tedeschi anche nei solisti. In particolare l’inizio del primo movimento e l’inizio del secondo sono stati abbastanza discutibili.

Diciamo che l’Orchestra del Comunale di Bologna, suona meglio rispetto a questa esecuzione

Per ultimo, il ventisettenne pianista Clayton Stephenson non mi ha particolarmente colpito: buone capacità tecniche a servizio di una diffusa cantabilità, non esibite a tutti i costi; e la pioggia di ottave del primo e terzo movimento è stata la cosa, per volume sonoro e velocità, più memorabile di questa prestazione.

Insomma una buona serata, interessante soprattutto per Nicolò Umberto Foron che, il prossimo 25 maggio, dirigerà l’Orchestra Filarmonica del Teatro Comunale di Bologna, accompagnando il veterano Emanuel Ax.

Pubblicato inBolognaMusica

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