Il fattore R(enzi), ovvero il Diavolo fa le pentole ma non i coperchi

I giocatori d’azzardo amano il rischio. Vogliono vincere ma sanno che possono perdere tutto.

Ve ne sono altri, invece, che giocano non mettendo mai mano alla scarsella. Dicono di giocare per stare in compagnia. Questi giocatori non sono, in generale, un granché e vincono quando incontrano un avversario più scarso o distratto. Se giocano in coppia, si nascondono dietro alla bravura dell’altro.

La Sinistra di Occhetto, d’Alema, Veltroni e Bersani rappresenta questo secondo tipo di giocatore: non ha mai rischiato e, con le proprie forze, non ha mai vinto alcuna partita se non appoggiandosi a qualche partner più forte. A Romano Prodi, un cattolico.

Queste grandi teste di politici hanno dilapidato un grande patrimonio di ideali e di voti.

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Il fattore K e l’uomo in ammollo (Parte sesta)

In qualsiasi Democrazia, perché una legge possa essere approvata, i Governi devono ottenere, il non sempre scontato bottino del cinquanta per cento più uno dei voti. Il sistema politico italiano, avendo due assemblee legislative con le stesse funzioni, la Camera dei deputati e il Senato, ogni legge, per essere approvata, ha da ottenere la maggioranza almeno per due volte.

Il Bel Paese, fino al 1993, si fondava su una Legge elettorale di tipo proporzionale cioè, in parole assai povere, una legge che a tanti voti attribuiti dagli elettori a ciascun partito corrispondevano percentualmente, in Parlamento, più o meno, tanti deputati o tanti senatori.

I partiti, per partorire un governo, di norma, devono aggregarsi ovvero, come si dice generalmente, si devono «coalizzare». Solo la Democrazia Cristiana, eterno primo partito di governo per quasi cinquant’anni, eternamente nel cuore degli italiani, valida ausiliatrice del Fattore K, prima degli anni Settanta, provò l’ebbrezza di costituire dei governi monocolore.

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