Un altro amore per Turandot

La singolarità del negozio ”Dischi Salizzoni“ consisteva nell’avere due entrate opposte, essendo situato dove il Sottopassaggio si sdoppiava in percorsi paralleli. Per il resto era anonimo e poco attraente come tutti i negozi sotterranei.

Vendeva prevalentemente musica  leggera e rock ad una clientela di passaggio, senza troppe pretese. I cultori della musica classica non avrebbero mai trovato  opere rare o  edizioni succulente, quelle che facevano bella mostra alla Casa del disco o da Bongiovanni, negozio sormontato perfino dalle insegne del Toson d’oro e i blasoni dei reali spagnoli, al posto dell’Osteria dei Tre Re. Glorianna, la proprietaria, sopperiva allo scarso assortimento ordinando i dischi classici sistematicamente mancanti, che giungevano però senza fretta. Ai pochi giovani in cerca di musica classica, la negoziante faceva dei consistenti sconti perchè coltivassero più assiduamente la propria passione.

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Il fattore K e il suo braccio secolare (Parte quarta)

Facciamo il punto della situazione al momento dell’esiziale discesa nell’agone politico del nostro Paladino, Berlusconi, per difenderci dall’invasione dei «rossi».

Era il 1994.

I guai del PCUS iniziarono con la glasnost e la perestrojka. Il 25 dicembre 1991 si compì il destino di Gorbačëv: prima segretario generale del partito, rassegnò le dimissioni dalla carica riciclata di capo di stato dell’URSS. Il PCUS era cessato d’esistere dall’agosto del 1991. Il partito-stato venne dichiarato fuori legge.

Il dissolvimento della Grande Madre Russia fu la vittoria del Capitalismo sul Socialismo. A tutta prima, lo sfaldamento di uno stato totalitario dà gran gioia. Presi dall’euforia, tutti credemmo che fossero arrivati i tempi del definitivo Trionfo del Bene sul Male. L’inizio dell’Era dell’Acquario. Fratellanza, solidarietà e democrazia. Ora, mi chiedo, se le cose siano andate proprio così, come speravamo. Senza quei duri burocrati comunisti mangia-bambini, dopo la sparizione dell’URSS, qualcuno pensa che la situazione internazionale sia, in generale, migliorata?

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Il fattore K. I giovani dimenticati e l’inizio del declino (Parte seconda)

Già, i giovani. C’erano anche i giovani. Ci sono sempre stati ma, dopo il ’68, i giovani parevano di più e più rompiscatole dei predecessori.

Non penso che l’esser giovane debba essere considerato necessariamente un valore, ma i giovani non sono nemmeno dei sassolini da evitare lungo la strada. All’interno del PCI non mi sono mai sentito giovane. Qui a Bologna durante il ’77 si vide in maniera palese che il PCI non sapeva né capire né attirare a sé i giovani. Segretario della FGCI era Massimo d’Alema, il nuovo che si era avanti. Avanti, o popolo alla riscossa… Leggi tutto “Il fattore K. I giovani dimenticati e l’inizio del declino (Parte seconda)”

Il fattore K questo sconosciuto (Parte prima)

Dare tempo al tempo: un grande proverbio. Significa che occorre sapere attendere, poco o tanto. Attendere perché le cose si sistemino, perché prendano la strada giusta. Oppure affinché si possa capire appieno il senso di quello che abbiamo innanzi, magari per trovare conferme di certe congetture.

Dopo svariati anni – nelle ultime settimane – ho capito che il Partito Democratico non è mai stato un vero partito ma poco più che un accordo elettorale per vincere Berlusconi. O meglio, questa idea mi era balenata più volte senza diventare un pensiero certo. Tramontato, come tutti speriamo, l’astro dell’ex Cavaliere, il PD sta sfaldandosi dapprima lentamente poi, nelle ultime settimane, con una netta impennata.

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