Il fattore K e gli utili idioti (Fine)

Berlusconi per svariati anni tramutò in oro tutto ciò che toccava, come re Mida. E scansava guai giudiziari.

Uomo assai generoso, non pensava unicamente a sé ma anche a chi gli orbitava intorno, consociati e associati, puttane e puttanieri.

Si sa che, vicino al Sole, ci si scalda un po’ tutti.

Il prodigo ex Cavaliere recapitò particolari pacchi-dono pure a chi stava lontano da lui, ai suoi oppositori nel Paese: il regalo agli elettori che non lo gradivano fu che influenzò e sfiancò, con la sua discesa in politica e l’ attività di governo,  la Sinistra.Se la Sinistra nella Seconda Repubblica da tempo non è più di sinistra, almeno rispetto alle classiche categorie di qualche decennio fa, è stato anche un merito di Berlusconi.

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Il fattore K e la parabola delle mutande (Parte ottava)

Il terzo millennio iniziò male e proseguì peggio.

I Democratici di Sinistra, ovvero il PdS brillantemente riciclato da quella gran testa della politica di Massimo d’Alema, furono ridimensionati dai favori degli elettori, dimostrandosi di essere un partito in grado di perdere anche se avessero avuto in mano asso, tre e re.

Il Paese probabilmente, seguendo una strana cupio dissolvi, doveva essere governato dall’ex Cavaliere e dal suo amico ritrovato, il Senatúr.

E la Sinistra assisteva impotente. Con le proprie politiche e le strategie auto-lesionistiche, con le scelte degli uomini sbagliati, la Sinistra si mise di buzzo buono per rendere più facile la conquista del Governo alla Casa delle Libertà e della Lega Nord. I DS e Rifondazione Comunista ebbero la grave responsabilità di aver spalancato le porte e consegnato le chiavi dello Stato Italiano a questi parvenu di Centro-Destra, anzi Destra-Centro. Per tutto questo tempo la Sinistra non è pressoché esistita, se si esclude l’intermezzo del governo Prodi II.

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Il fattore K e l’uomo in ammollo (Parte sesta)

In qualsiasi Democrazia, perché una legge possa essere approvata, i Governi devono ottenere, il non sempre scontato bottino del cinquanta per cento più uno dei voti. Il sistema politico italiano, avendo due assemblee legislative con le stesse funzioni, la Camera dei deputati e il Senato, ogni legge, per essere approvata, ha da ottenere la maggioranza almeno per due volte.

Il Bel Paese, fino al 1993, si fondava su una Legge elettorale di tipo proporzionale cioè, in parole assai povere, una legge che a tanti voti attribuiti dagli elettori a ciascun partito corrispondevano percentualmente, in Parlamento, più o meno, tanti deputati o tanti senatori.

I partiti, per partorire un governo, di norma, devono aggregarsi ovvero, come si dice generalmente, si devono «coalizzare». Solo la Democrazia Cristiana, eterno primo partito di governo per quasi cinquant’anni, eternamente nel cuore degli italiani, valida ausiliatrice del Fattore K, prima degli anni Settanta, provò l’ebbrezza di costituire dei governi monocolore.

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