L’ombra della Rocchetta (1)

In questa narrazione c’è poco di normale, tanto da apparire un’invenzione. Storie distanti nel tempo che si incrociano, persone e luoghi inanellati. Fantasie? Verità? Che importa? Anche la verità è un’interpretazione.
Mi limito a fornire due chiavi di lettura: ingarbugliando sia personaggi reali che di fantasia ho costruito un racconto troppo cervellotico per essere vero, oppure l’intreccio di vicende è realmente accaduto dimostrando che la fantasia è un blando sottoinsieme di quel che accade nella vita?
Pensatela come volete, direbbe mia mamma.
Tutt’ora possiedo i mobili della camera da pranzo che mio babbo, nel 1960, comprò da un famoso commerciante di Vergato, suo parente alla lontana, per centocinquanta mila lire. In quegli anni era una somma corrispondente in media a tre stipendi mensili da operaio e a quasi due da impiegato. Il commerciante si chiamava Primo Stefanelli, soprannominato nel paese di Vergato come Mercantone. Il prezzo fu abbastanza conveniente, tenendo conto che si trattava di mobili pregiati provenienti dalla Rocchetta Mattei, della quale la moglie del Mercantone, Elsa Sapori, era diventata proprietaria appena l’anno prima.
La Rocchetta Mattei è uno strano castello in stile eclettico, medioevale-moresco, situato su di una montagnola sopra a Riola di Vergato, seppur nel territorio del Comune di Grizzana Morandi, vicino alla confluenza tra il torrente Limentra e il fiume Reno. La prima pietra di questa bizzarria architettonica fu posta nel 1850 per volere del conte Cesare Mattei, bolognese di recentissima nobiltà. In vita, Mattei ebbe grande notorietà quale inventore dell’ Elettromiopatia, rinominata Elettromeopatia; più che una variante dell’omeopatia era una nuova medicina con principi originali. Dell’efficacia dell’Elettromiopatia si ha significativa testimonianza ne ‘I fratelli Karamazov’ allorché Fëdor Dostoevskji mette in bocca al Diavolo queste parole: «Ma che filosofia e filosofia, quando tutta la parte destra del corpo mi si è paralizzata e io non faccio che gemere e lamentarmi. Ho tentato tutti i rimedi della medicina: sanno fare la diagnosi in maniera eccellente, conoscono la tua malattia come il palmo delle loro mani, ma non sono capaci di curare…Disperato, ho scritto al conte Mattei a Milano, che mi ha mandato un libro e delle gocce, che Dio lo benedica».
L’elettromiopatia di Mattei curò perfino disturbi di teste coronate quali lo zar Alexandr II Romanov, Ludwig III di Baviera, si dice incontrandoli di persona. E poi alleviò la principessa Sissi, cioè l’imperatrice Elisabeth d’Austria, dall’emicrania. Ed anche il Papa Pio IX manifestò entusiasmo per le cure elettromeopatiche, ampliandone la notorietà.
I rimedi del Conte ebbero un tale chiaro ed indiscutibile successo, una tale diffusione, che nel corso tempo, per soddisfare la richiesta, egli creò una grande rete di centossette depositi sparsi in tutto il mondo. Una multinazionale che da Riola di Vergato, passando per Bologna, si diramava con i suoi depositi a Roma, Napoli, Torino, Firenze, Padova, in Francia, Germania, Svizzera, Inghilterra, Polonia, Russia, Spagna, Alsazia, Olanda, India, Giappone, Argentina, e poi in Belgio, Stati Uniti, Haiti e Cina. La grande popolarità avrebbe dovuto essere un riconoscimento empirico e garanzia dell’efficacia dei farmaci prodotti dal Mattei. L’elettromiopatia, quanto a diffusione, superò l’omeopatia classica hahnemanniana e korsakoviana, ma il successo a furor di popolo non costituì mai un criterio di scientificità per la medicina allopatica. Anzi i moderni allopatici dichiararono guerra aperta contro la Nuova Medicina di Mattei come, peraltro, succedeva contro l’omeopatia classica. C’è da dire che Mattei non era medico e ciò costituiva, indubbiamente, un suo limite non trascurabile. Inoltre, per la scienza moderna, l’elettromiopatia aveva un sentore che sembrava mischiare l’alchimia e la stregoneria.
La stessa Rocchetta si fondava su di un oscuro progetto esoterico. Sembra che nella Stanza delle Visioni, collegata con le energie cosmiche attraverso particolari antenne disposte in maniera non casuale nel castello, Mattei ottenesse le intuizioni e l’Energia Vitale necessaria per la creazione dei suoi farmaci.
Elsa Sapori, moglie del Mercantone, nel 1959 acquistò il castello dall’ultima erede di Mattei, la signora Iris Boriani. Ed io, ancora bambino, conobbi questa signora. Per due volte accompagnai la mia mamma nella sua sontuosa casa in Strada Maggiore 46, già proprietà del Conte Mattei, ove era anche situato il magazzino in cui si confezionavano i medicamenti prodotti nella Rocchetta.
Mi ricordo l’immenso scalone che conduceva all’abitazione e l’altrettanto immenso, alto, ingresso, con un grande tavolo al centro e cassapanche ai muri. Quando si è bambini tutto sembra assai più grande rispetto al reale. Senz’altro ora percepirei quella casa in maniera differente.
Ci venne incontro la cameriera e poi, affabilmente, la signora Boriani, che noi in casa chiamavamo Contessa Fadda oppure la Contessa senza che fosse contessa e tanto meno era conte il marito il noto dottor Giovanni Maria Fadda, medico proctologo e venologo.
Da perfetta padrona di casa, la Contessa ci mostrò la sua dimora, quella sì veramente nobiliare, una fuga senza fine di magnifiche stanze comunicanti l’una con l’altra ed arredate con bellissimi mobili antichi. Ricordo bene che il salotto avrebbe potuto contenere il mio modesto appartamento di Via Galliera!
Alla prima visita la cameriera con grembiule e crestina bianchi mi fece accomodare in una cucina ovviamente molto ampia, mentre la mia mamma si assentò con la signora Boriani dai modi garbatamente sofisticati.
In cucina un’altra cameriera, assai più giovane, che pettinava sulla lavatrice un gatto d’angora bianco dagli occhi smeraldini.
Quando ritornammo in quella casa da sogno, rimasi invece nel salotto insieme alla mamma ed alla signora Boriani. Io seduto su di un bel divano, loro ad un tavolo alle mie spalle. Per passare il tempo mangiai una bella quantità di cioccolatini che la cameriera più anziana mi porse su di un piatto d’argento quadrato.

(Continua)

4 commenti su “L’ombra della Rocchetta (1)”

  1. Ho letto con molto interesse il tuo racconto e mi sono immedesimata negli spazi di quel luogo che ho visitato tempo fa …
    Aspetto il proseguo del tuo racconto perché mi ha incuriosito
    Ciao 👋

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