Danila Grassi ha diretto l’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna in una matinée sinfonica che ha avuto luogo l’8 Marzo scorso, Giornata Internazionale della Donna, all’Auditorium Manzoni, nelle seguenti composizioni:
Dance sacre et Dance profane per Arpa e Orchestra d’archi di Claude Debussy,
Ouverture dall’opera Médée di Luigi Cherubini,
Intermezzo dall’opera Manon Lescaut di Giacomo Puccini
Sinfonia dall’opera Giovanna d’Arco di Giuseppe Verdi,
Prima e Seconda Suite per sola orchestra dall’opera Carmen di Georges Bizet,
programma che ruota intorno a quattro donne, quattro ruoli eponimi, in assoluto, tra i più affascinanti non solo in ambito lirico. La scelta composizione di Debussy, che ho amato fin dall’adolescenza, è meno evidente: quello dell’arpa è un suono femminile associabile alla grande madre cioè l’acqua, oppure l’arcaicizzante armonia della composizione richiama la danzatrice di un antico tempio e un’etéra, oppure il fatto che l’arpa è uno strumento spesso suonato da donne come avvenne, peraltro, in occasione della prima esecuzione assoluta nel 1904, e come è avvenuto nel concerto di cui stiamo parlando con l’ottima Cinzia Campagnoli, prima arpa dell’Orchestra il Teatro Comunale di Bologna.
Il programma, essendo pensato per un pubblico ampio, non interamente abituale frequentatore di sale da concerto, era, quindi, di facile fruizione, ma forse un poco prevedibile, senza voler eccepire alcunché sulla bellezza e il valore di tutte le musiche proposte: solamente un pazzo può non gradire le note della Carmen!
Musiche facili all’orecchio, popolari, ma con insidie per il direttore d’orchestra: se chi è a capo dell’orchestra ha poco talento, se è un routinier, la musica implode, non vive, non va avanti, e questo accade anche con la musica nota ai più.
Danila Grassi ha magnificamente diretto con fantasia ed energia questo concerto dimostrando un grande senso del colore non solo nella Carmen e nella Manon Lescaut, ove l’orchestrazione è di per sé assai evoluta e varia, ma anche nell’efficace semplicità della strumentazione verdiana e nell’austerità di Cherubini. I tempi staccati dalla direttrice sono stati snelli, spesso entusiasmanti, ma flessibili, cioè capaci di fare cantare l’orchestra nei momenti di maggiore lirismo. Il gesto della direttrice è apparso preciso e capace di ottenere esiti artistici di grande interesse. Grande successo di pubblico: cinque chiamate in proscenio e orchestrali visibilmente soddisfatti. Mi piacerebbe ascoltare nuovamente Danila Grassi sia in un altro concerto che nella direzione di un’opera lirica in cui è necessario un grande impegno.
Sottolineo che la creazione di matinée sinfoniche domenicali con un costo del biglietto pari a quello di un Happy Hour è una strategia interessante per ampliare il pubblico che abitualmente frequenta i concerti sinfonici e le opere liriche, e per recuperare il pubblico perduto a causa anni di gestione inefficace, dell’epidemia di COVID e della chiusura del Teatro Comunale.
Nel giorno della Giornata Internazionale della Donna, all’Auditorium Manzoni il pubblico era folto ma mi sarei aspettato una maggiore presenza femminile, direi che vi è stata una situazione di equilibrio tra uomini e donne e, soprattutto, avrei sperato in una maggiore presenza di giovani. E mi sarei aspettato un discorso preliminare al concerto sul significato di questa giornata e, invece, una orchestrale ha solo letto un comunicato sulla protesta sindacale che tutti i lavoratori del teatro porranno in essere nelle prossime settimane. Tutto sacrosanto ma è come augurare buon viaggio anziché dare il buongiorno quando ci si leva dal letto.
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