Tre millantatori all’Opera – Lezioni di canto (Parte seconda)

Un celebre tenore paragonava la sua voce ad una bella moglie inseparabile, capricciosa, elegante, profumata. E fascinosa.

Mantovani, a differenza di questo cantante, avrebbe potuto dire d’aver sposato una casalinga, instancabile, impagabile cuoca ed ottima economa, per la quale avrebbe detto, come espressione d’affetto:

«È la madre dei miei figli». Un’arzdåura emiliana.

La voce di Mantovani non si distingueva, quindi, per un timbro attraente. Il tenore, però, sulla sua voce, poteva ancora sempre contare pur avendo lasciato da poco l’età di mezzo. Apriva la bocca e si presentava pronta, energica, solida come una roccia, piena, come vent’anni prima. D’altra parte, la voce appariva integra anche perché Mantovani s’era mai ammazzato, come tanti suoi colleghi, per calcare il palcoscenico dei teatri essendo un benestante con poche ambizioni, né i ruoli, per lo più da comprimario, degli ultimi tempi potevano usurargli la voce.

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Tre millantatori all’Opera – Il soprano bolognese (Parte quarta)

Il venerdì successivo, sul tardi, ci saremmo dovuti incontrare per le prove.

Successe, però, che a metà del pomeriggio si levò un potente vento sibilante e gelido a cui seguì una nevicata memorabile come  mai avevo visto. Nel giro di poco tempo tutta la città si trovò bloccata da quaranta centimetri di neve. La mia casa per diverse ore fu rischiarata dalle luci tremola, La neve proseguì per tutta la notte e il giorno successivo.

Telefonai con comodo a Tullio, a metà del mattino, tanto la vita in città era ghiacciata. Tirai un fiato di sollievo: avremmo fatto la rappresentazione dopo ben due settimane.

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